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Esclusivo: intervista al leader di Hamas
Published 17 September 2009
Grazie alla lista Apriti Sesamo – L’orginale è qui
In esclusiva mondiale, Ken Livingstone discute di religione, violenza e delle possibilità di pace con il leader di Hamas Khaled Meshal
La chiave per la pace in medio oriente è il ripristino delle leggi internazionali e il riconoscimento del diritto sia dei Palestinesi che degli ebrei Israeliani di vivere in pace e sicurezza l’uno accanto all’altro. Come dice il Presidente Obama, non c’è un processo di pace oggi. Il primo ministro Israeliano Binjiamin Netanyahu, continua ad estendere gli insediamenti illegali nella West Bank e in Gerusalemme Est e mantiene un quasi assoluto assedio di Gaza. I Palestinesi lanciano inefficaci razzi su Israele. Israele attacca regolarmente i territori Palestinesi con armi moderne.
Nessun grande conflitto può essere risolto senza che entrambe le parti dialoghino tra loro. E’ stato il caso del Sud Africa, dell’Irlanda e di infinite altre situazioni dove la gente diceva che non avrebbe mai parlato con gli antagonisti. Sono stato diffamato negli anni 80 per avere detto quello, per risolvere il conflitto irlandese, devi parlare con Gerry Adams e Martin McGuinness.
In medio oriente, la pace può essere ottenuta solamente attraverso la discussione tra i rappresentanti eletti sia degli Israeliani che dei Palestinesi – e questo significa Hamas, che ha ottenuto la grande maggioranza nelle ultime elezioni parlamentari Palestinesi, così come Fatah. Questo non significa che io sia d’accordo con i punti di vista di Hamas, Fatah o il governo di Israele. Per niente. Non lo sono. Per esempio, penso che un numero di passaggi nella carta originale di Hamas siano inaccettabili e dovrebbero essere ripudiati. Molti osservatori credono che questo sia anche il punto di vista di alcuni all’interno di Hamas,
Ancora, per troppe persone, Hamas in quanto organizzazione resta oscura. Quello che vengono a sapere su Hamas deriva da media ostili; non ha un volto. Molti probabilmente pensano che il suo leader sia una figura con dei problemi, alla Osama Bin Laden. In realtà, i seguaci di al-Qaeda in Gaza sono così ostili verso Hamas da avergli dichiarato guerra.
Per queste ragioni, ho pensato fosse importante intervistare il leader di Hamas, Khaled Meshal, che vive in esilio in Siria. Non tutte le questioni sono chiare. Ma all’inizio di ogni processo di pace, la cosa più importante è l’impegno. Il dialogo è necessario per portare chiarezza e comprensione reciproca. Il Sinn Fein non rispondeva ad ogni domanda all’inizio e nemmeno lo fa Binyamin Netanyahu oggi. Le risposte di Meshal vengono in un tempo di crescenti tensioni e rinnovate minacce di morte contro di lui, in aggiunta al permanente pericolo di essere assassinato, come promessogli non solo dagli Israeliani ma anche dai seguaci di al-Qaeda nella regione.
Spero che questa intervista possa contribuire a creare il dialogo che è necessario, e che credo inevitabile. E’ semplicemente una questione di quanta sofferenza ci sarà, da entrambe le parti, prima che ci si arrivi.
Può raccontarci un po’ della sua infanzia e delle esperienze che hanno fatto di lei la persona che è oggi?
Sono nato a Silwad, un villaggio nella West Bank vicino a Ramallah nel 1956. Nei miei primi anni, ho imparato da mio padre di come facesse parte della rivoluzione Palestinese contro il mandato Britannico in Palestina negli anni 30 e di come avesse combattuto, insieme ad altri Palestinesi usando armi primitive, contro le gang sioniste ben equipaggiate ed addestrate che attaccavano i villaggi Palestinesi nel 1948.
Ho vissuto a Silwad per 11 anni, fino alla guerra del 1967, quando venni costretto con la mia famiglia, come centinaia di migliaia di Palestinesi, a lasciare casa e stabilirci in Giordania. E’ stata un’esperienza traumatica che non scorderò mai più.
Cosa le è successo dopo la Guerra?
Subito dopo, ho lasciato la Giordania per il Kuwait, dove mio padre aveva già vissuto e lavorato prima del 1967. Dopo aver finito le scuole primarie nel 1970, sono andato alla prestigiosa scuola secondaria Abdullah al-Salim. Nei primi anni 70 era un centro di intensa attività ideologica e politica.
Durante il mio secondo anno alla al-Salim school sono entrato nella Fratellanza Musulmana (al-Ikhwan al-Muslimun). Finendo in maniera soddisfacente il quarto anno mi sono assicurato l’ammissione alla Kuwait University dove mi sono laureato in fisica
Alla Kuwait University c’era una attiva sezione della General Union of Palestinian Students (GUPS), sotto il controllo assoluto del movimento Fatah. Io e i miei compagni islamici decidemmo, nel 1977, di unirci al GUPS, cosa che avevamo precedentemente scartato, e contestare l’elezione della sua leadership. Comunque, lavorare dall’interno del GUPS era impossibile, ci sentivamo sempre bloccati e abbiamo capito che per noi Islamici non ci sarebbe mai stata una opportunità. Nel 1980, due anni dopo la mia laurea, gli studenti più giovani decisero di lasciare il GUPS e fondare la loro associazione Palestinese nel campus.
Molti studenti erano diventati disillusi dalla leadership Palestinese, che sembrava impegnata ad ottenere molto meno di quanto avevano sognato crescendo, vale a dire la completa liberazione della Palestina e il ritorno alle loro case di tutti i rifugiati.
Com'è la situazione di Gaza oggi?
Gaza oggi è sotto assedio. I valichi sono chiusi quasi sempre e alle vittime della guerra Israeliana di Gaza è stato negato per mesi l'accesso ai materiali da costruzione per ricostruire le case distrutte.
Scuole, ospedali e case in molte zone della striscia di Gaza hanno bisogno di essere ricostruite. Decine di migliaia di persone rimangono senza casa. Mano a mano che l'inverno si avvicina, le condizioni di queste vittime potranno solo peggiorare, nel freddo e nella pioggia. Un milione e mezzo di persone sono tenute in ostaggio in una delle più grandi prigioni della storia dell'umanità. Non possono viaggiare liberamente al di fuori della striscia, nemmeno per trattamenti medici, per studio o per altre necessità. Quello che abbiamo a Gaza è un disastro e un crimine contro l'umanità perpetrato dagli Israeliani. La comunità mondiale, attraverso il suo silenzio e la sua indifferenza, è complice di questo crimine.
Perchè secondo lei Israele sta ancora imponendo il blocco su Gaza?
Gli Israeliani pretendono che l'assedio sia per ragioni di sicurezza. Il vero intento è mettere sotto pressione Hamas punendo l'intera popolazione. Le sanzioni vennero applicate subito dopo che Hamas vinse le elezioni Palestinesi nel Gennaio 2006. Mentre la sicurezza è una delle loro preoccupazioni, non è la motivazione principale. L'obbiettivo primario è colpire il risultato delle democratiche elezioni che portarono Hamas al potere. Gli Israeliani e i loro alleati cercano di imporre il collasso di Hamas attraverso la persecuzione del popolo. Questo è un tentativo orrendo e immorale. Ad oggi, l'assedio continua a dispetto del fatto che noi abbiamo, nei 6 mesi passati, rispettato il cessate il fuoco. L'anno scorso, fu osservata la tregua da giugno a dicembre
Quanti militanti di Hamas e rappresentanti di Hamas eletti sono in prigione in Israele? Tutti sono stati incriminati e condannati per crimini?
Su un totale di 12.000 Palestinesi detenuti nelle carceri Israeliane, circa 4.000 sono membri di Hamas. Inclusi ministri e parlamentari (membri del Palestinian Legislative Council). Ne sono stati rilasciati una decina, ma una quarantina di membri del PLC restano detenuti. Alcuni sono stati giudicati, ma molti sono trattenuti in quella che gli Israeliani chiamano detenzione amministrativa. L'unico crimine di cui sono accusati è di associazione con il gruppo parlamentare di Hamas. Esercitare un diritto democratico è considerato un crimine da Israele. Tutti questi Palestinesi sono portati davanti ad un sistema di giustizia che non ha niente a che fare con la giustizia. Il sistema giudiziario Israeliano è uno strumento dell'occupazione. In Israele, ci sono due sistemi giudiziari: uno per gli Israeliani e un altro per i Palesinesi. Questo è un regime di apartheid.
Che parte hanno avuto, se l'hanno avuta, gli altri stati e le istituzioni, come gli USA, l'Unione Europea, la Gran Bretagna, l'Egitto o l'autorità Palestinese, nell'assedio di Gaza?
L'assedio di Gaza non avrebbe mai potuto essere se non con la collusione delle potenze regionali e internazionali.
Come secondo lei può essere tolto l'assedio?
Al fine di togliere l'assedio devono essere rispettate le leggi internazionali. Dovrebbero essere riconosciuti gli elementari diritti umani dei Palestinesi e il loro diritto di vivere dignitosamente e liberi dalla persecuzione. Dovrebbe esserci una volontà internazionale di servire la giustizia e appoggiare i principi fondamentali delle leggi internazionali riguardo ai diritti umani. La comunità internazionale dovrebbe liberarsi dalle manette della pressione Israeliana, dicendo la verità e agendo di conseguenza.
Israele dice che il bombardamento e l’invasione di Gaza l’anno scorso sono stati in risposta a ripetute rotture del cessate il fuoco da parte di Hamas e al lancio di missili nel sud di Israele. E’ così?
Gli Israeliani non stanno dicendo la verità. Noi eravamo impegnati nella tregua dal 19 Giugno al 19 Dicembre, ma ancora l’assedio non fu mai tolto. Le trattative implicavano il cessate il fuoco bilaterale, il togliere l’assedio e aprire i valichi. Noi ci siamo pienamente conformati al cessate il fuoco mentre Israele lo ha osservato solo in parte, e verso la fine del periodo ha ripreso le ostilità. Durante questo periodo, Israele ha mantenuto l’assedio e ha aperto alcuni valichi solo ad intermittenza, permettendo non più del 10% delle necessità basilari della popolazione di Gaza.
Israele ha ucciso la possibilità di rinnovare la tregua perchè l’ha violata deliberatamente e ripetutamente.
Ho sempre informato i miei ospiti occidentali, incluso l’ex presidente USA Jimmy Carter, che nel momento in cui venisse proposta ad Hamas una tregua che includa la fine del blocco e l’apertura dei valichi, Hamas assumerebbe un atteggiamento positivo. Ma nessuno ci ha mai fatto una offerta del genere. Per quanto ci riguarda, il blocco equivale ad una dichiarazione di guerra che autorizza all’autodifesa.
Quali sono l’ideologia e gli obiettivi di Hamas?
Il nostro popolo è vittima del progetto coloniale chiamato Israele. Per anni, abbiamo sofferto varie forme di repressione. Metà del nostro popolo è stato spossessato e gli è negato il diritto a ritornare alle loro case, e metà vive sotto un regime di occupazione che viola i loro fondamentali diritti umani. Hamas lotta per la fine dell’occupazione e per il ripristino dei diritti della nostra gente, incluso il diritto al ritorno a casa.
Qual’è dal suo punto di vista la causa del conflitto tra lo stato di Israele e i Palestinesi?
Il conflitto è il prodotto dell’aggressione e dell’occupazione. La nostra lotta contro gli Israeliani non è perché sono ebrei, ma perché hanno invaso la nostra terra e ce ne hanno spossessato. Noi non accettiamo che siccome gli Ebrei sono stati perseguitati in Europa abbiano il diritto di prendere la nostra terra e sbatterci fuori. Le ingiustizie sofferte dagli ebrei in Europa sono orribili e criminali, ma non sono state perpetrate dai Palestinesi o dagli Arabi o dai Musulmani. Quindi, perché dovremmo essere puniti per le colpe degli altri o pagare per i loro crimini?
Lei crede che Israele intenda continuare ad espandere i suoi confini?
Israele, ufficialmente, non ha confini di stato. Quando Israele venne creato sulla nostra terra 62 anni fa, i suoi fondatori sognavano una “Grande Israele” che si estendesse dal Nilo all’Eufrate. L’espansionismo si è manifestato in differenti occasioni: Nel 1956, nel 1967 e più tardi con l’occupazione di una parte del Libano negli anni 80. Debolezza Araba, superiorità militare Israeliana, il supporto dato a Israele dai paesi occidentali, e i massacri contro civili disarmati in Palestina, Egitto e Libano gli ha permesso di espandersi di quando in quando. Sebbene l’espansionismo ancora si celi nelle menti di molti Israeliani, sembrerebbe non sia più una opzione praticabile. La resistenza Libanese e Palestinese ha forzato Israele a ritirarsi unilateralmente dalle terre precedentemente occupate attraverso guerra e aggressione. Mentre in passato Israele era in grado di sconfiggere molte armate Arabe, oggi si trova davanti una resistenza formidabile che non solo controlla il suo espansionismo ma anche, alla lunga, la costringe ad abbandonare gran parte delle terra occupata illegalmente.
Quali sono i vostri principali obiettivi? Hamas è principalmente una organizzazione politica o religiosa?
Hamas è un movimento di liberazione nazionale. Non vediamo la contraddizione tra identità Islamica e la nostra missione politica. Mentre impegnamo gli occupanti attraverso la resistenza e la lotta per ottenere i diritti del nostro popolo, siamo fieri della nostra identità religiosa che deriva dall’Islam. Diversamente dall’esperienza Europea con il Cristianesimo, l’Islam non fornisce, domanda o riconosce una autorità ecclesiastica. Semplicemente fornisce una serie di linee guida la cui interpretazione dettagliata è soggetta e prodotto dell’umano sforzo (ijtihad)
Siete impegnati nella distruzione di Israele?
Quello che sta realmente succedendo è la distruzione del popolo Palestinese da parte di Israele; E’ l’uno che occupa la nostra terra e ci esilia e ci uccide, incarcera e perseguita la nostra gente. Noi siamo le vittime, Israele l’oppressore, e non vice versa.
Perchè Hamas sostiene le forze militari in questo conflitto?
La forza militare è una opzione che il nostro popolo utilizza perché nient’altro funziona. La condotta di Israele e le collusioni della comunità internazionale, anche attraverso il silenzio o l’indifferenza o il vero e proprio coinvolgimento, giustifica la resistenza armata.
Ci piacerebbe vedere questo conflitto risolversi pacificamente. Se l’occupazione finisse e il nostro popolo fosse in grado di esercitare l’autodeterminazione nella sua patria, allora non ci sarebbe bisogno di usare la forza. La realtà è che circa 20 anni di negoziati di pace tra Palestinesi e Israeliani non hanno restituito nessuno dei nostri diritti. Al contrario, siamo andati incontro a maggiori sofferenze e maggiori perdite come risultato di compromessi unilaterali adottati dai negoziatori Palestinesi.
Da quando il PLO (Palestine Liberation Organization) è entrato nelle trattative di pace di Oslo con Israele nel 1993, altra terra Palestinese nella West Bank è stata espropriata da Israele per costruire ancora insediamenti ebrei illegali, espandere quelli esistenti o costruire super strade ad uso esclusivo degli Israeliani che vivono in questi insediamenti. Il muro dell’apartheid che gli Israeliani hanno eretto lungo la West Bank ha consumato grosse porzioni di terra che si supponeva sarebbero ritornate ai Palestinesi in accordo alle trattative di pace.
Il muro dell’apartheid e centinaia di checkpoint hanno trasformato la West Bank in enclavi isolate, come le celle di una grande prigione, che rende la vita intollerabile.
Gerusalemme è costantemente ritoccata, con lo scopo di alterare il suo profilo e la sua identità, e centinaia di case Palestinesi sono state distrutte all’interno della città e nei dintorni, creando migliaia di Palestinesi senza casa nella loro terra natale. Invece di rilasciare prigionieri Palestinesi, gli Israeliani hanno arrestato altri 5.000 Palestinesi dopo la conferenza di pace di Annapolis del 2007 – azioni che testimoniano il fatto che semplicemente essi non sono interessati per niente alla pace.
Hamas è impegnato in attività militari al di fuori della Palestina?
No, da quando è stata fondata 22 anni fa, Hamas ha confinato il suo campo d’azione militare nella Palestina occupata.
Volete stabilire uno stato Islamico in Palestina nel quale tutte le altre religioni sarebbero subordinate?
La nostra priorità in quanto movimento di liberazione nazionale è terminare l’occupazione Israeliana della nostra patria. Quando le nostre genti saranno libere sulla loro terra e godranno del diritto di auto determinazione, loro e solo loro avranno la parola finale sul sistema di governo sotto il quale vorranno vivere. E’ nostra ferma convizione che l’Islam non possa essere imposto alla gente. Potremmo, in un processo assolutamente democratico, fare campagna a favore di una agenda Islamica. Se questo sarà quello per cui opterà la gente, allora quella sarà la scelta. Noi pensiamo che l’Islam sia la miglior fonte di guida e la migliore garanzia per i diritti sia dei Musulmani che dei non Musulmani.
Hamas impone l’abbigliamento Islamico in Gaza? Per esempio, è obbligatorio per una ragazza di Gaza indossare l’hijab, il niqab o il burqa?
No. Intellettualmente, Hamas deriva la sua visione dalla cultura e religione popolare. L’Islam è la nostra religione ed è la base della nostra cultura. Noi non neghiamo il diritto degli altri Palestinesi di avere differenti visioni. Non imponiamo alla gente nessuna condotta sociale o religiosa. Le dimostrazioni religiose nella società di Gaza sono genuine e spontanee; non sono state imposte da nessun’altra autorità che non sia la fede e la convinzione degli osservanti.
E’ stato suggerito che la divisione del popolo Palestinese tra West Bank e Gaza e tra Fatah e Hamas, che ovviamente indebolisce la loro posizione, venga dal fatto che Hamas ha conquistato il potere con la forza in Gaza. E’ vero e come spiega questa divisione?
Indubbiamente, le divisioni indeboliscono i Palestinesi e fanno male alla causa. Comunque, la divisione non è causata da Hamas, ma dall’insistenza di certi soggetti regionali e internazionali per rovesciare l’esito della democrazia Palestinese. Li sgomenta che Hamas sia stato eletto dal popolo Palestinese.
La divisione è aggravata dall’esistenza di una fazione Palestinese che cerca l’autorizzazione da quelle stesse forze regionali e internazionali, inclusi USA e Israele, che vorrebbero vedere Hamas fuori dai giochi. Subito dopo la vittoria delle elezioni di Gennaio 2006, ogni sforzo è stato fatto per minare l’abilità di Hamas a governare.
Quando questi sforzi fallirono, il Generale Keith Dayton, dell’esercito degli Stati Uniti, che oggi lavora come coordinatore USA per la sicurezza di Israele e autorità Palestinese, venne mandato a Gaza per cospirare contro il governo di unità nazionale guidato da Hamas che scaturì dagli accordi della Mecca del 2007. Il complotto incitò Hamas ad agire in autodifesa negli eventi di Giugno 2007. La pretesa che Hamas compì un colpo di stato è priva di basi perché Hamas stava guidando il governo democraticamente eletto. Tutto quello che fece fu agire contro quelli che stavano tramando contro, sotto la guida e il comando del Generale Dayton.
Quelli che hanno altre visioni, religiose o politiche, come Fatah, sono d’accordo sulle libertà democratiche in Gaza? Qual è la situazione dei membri di Hamas nei territori della West Bank controllati da Fatah?
Alcune fazioni Palestinesi sono state ispirate dal nazionalismo Arabo, altre dal Marxismo o dal Leninismo, e altre dal liberalismo. Mentre crediamo fermamente che tutte queste idee sono estranee al nostro popolo e hanno fallito nell’incontrare le loro aspirazioni, insistiamo sul fatto che il popolo è l’arbitro finale sul sistema di governo e sul modo in cui essere governati. Perciò, la democrazia è la nostra miglior opzione per organizzare le diversità Palestinesi. Qualsiasi cosa sceglie il popolo, deve essere rispettata.
Noi ci sforziamo al meglio per proteggere i diritti umani e le libertà civili dei seguaci di Fatah e di tutte le altre fazioni nella striscia di Gaza. In contrasto, ai Palestinesi nella West Bank occupata da Israele e in Ramallah con la Palestinian Autority continuano a venire negati i diritti elementari. Il Generale Dayton nella West Bank ha diretto il severo e brutale attacco ad Hamas e agli altri gruppi Palestinesi. Più di 1.000 prigionieri politici, incluso studenti, professori universitari e professionisti in ogni campo sono stati cacciati, detenuti e torturati, alcune volte fino alla morte, dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese finanziate ed addestrate da USA, Gran Bretagna e Unione Europea.
Pensa che sia possible riunire il popolo Palestinese? Se sì, come pensa si possa fare e con che tempi?
E’ possibile riunire i Palestinesi. Perché questo accada devono succedere due cose. Primo, interventi stranieri e richieste devono finire. Il popolo Palestinese deve essere lasciato a trattare con le sue differenze interne senza pressioni esterne. Secondo, tutti i partiti Palestinesi devono rispettare le regole del gioco democratico e devono sottostare ai risultati di questo processo.
Il rifiuto di Hamas di riconoscere Israele è citato frequentemente come un ostacolo insuperabile alla negoziazione e ad un accordo di pace.
Questa questione è usata solo come pretesto. Israele non riconosce i diritti del popolo Palestinese e questo non è un ostacolo al riconoscimento internazionale di Israele né un ostacolo nel consentire a Israele di prendere parte alle trattative. La realtà è che Israele è quello che occupa la terra e ha una potenza superiore. Invece di chiedere ai Palestinesi, che sono le vittime, è Israele, che è l’oppressore, a cui si dovrebbe chiedere di riconoscere i diritti dei Palestinesi.
In passato, Yasser Arafat ha riconosciuto Israele ma non ha ottenuto granchè. Oggi, Mahmoud Abbas riconosce Israele, ma dobbiamo ancora vedere i dividendi promessi dal processo di pace.
Israele concede solo sotto pressione. In assenza di nessuna pressione tangibile su Israele da parte degli Arabi o della Comunità Internazionale, nessuna trattativa avrà successo.
Avete una “road map” di questioni che possano realisticamente portare ad una conclusione pacifica del conflitto? Crede che Ebrei, Musulmani e Cristiani possano un giorno vivere insieme in pace nella Terra Santa?
Noi di Hamas crediamo fermamente che una conclusione pacifica del conflitto dovrà iniziare con un accordo di cessate il fuoco tra le due parti basato su un pieno ritiro di Israele dai territori occupati nel 1967. Ad impedire l’accordo sono l’intransigenza Israeliana e la mancanza di volontà della comunità internazionale nel fare pressioni. Noi crediamo che solo quando il nostro popolo potrà tornare nella sua terra sarà in grado di determinare il futuro del conflitto.
Vorrei ripetere che noi non combattiamo gli Israeliani perché sono ebrei. Come questione di principio, non abbiamo problemi con Ebrei o Cristiani, abbiamo problemi con quelli che ci attaccano e ci opprimono. Per molti secoli, Cristiani, Ebrei e Musulmani hanno convissuto pacificamente in questa parte del mondo. La nostra società non ha mai vissuto quel tipo di razzismo e genocidio che l’Europa vede anche ultimamente verso “gli altri”. Questa questione parte dall’Europa. Il colonialismo è stato imposto a questa regione dall’Europa, e Israele è un prodotto dell’oppressione degli Ebrei in Europa e niente del genere è mai esistito in terra Musulmana.
Che ruolo pensa abbiano gli altri paesi e organizzazioni, in particolare USA, GB e Unione Europea, nel conflitto Israelo/Palestinese e nelle divisioni tra i Palestinesi?
Il ruolo giocato da tutti loro è negativo. L’atteggiamento verso i crimini Israeliani contro il nostro popolo è il silenzio o la collusione. Le politiche e le posizioni adottate da queste parti hanno contribuito alla divisione Palestinese o l’hanno aumentata. Da un lato, le condizioni sono messe in modo da dare un contributo ai dialoghi unitari e agli sforzi di riconciliazione. Dall’altro, alcuni di questi soggetti internazionali sono direttamente implicati nel sopprimere la nostra gente nella West Bank. USA e Unione Europea provvedono fondi, addestramento e indicazioni per costruire un apparato di sicurezza Palestinese specializzato nella persecuzione di chi è critico verso l’Autorità Palestinese in Ramallah.
Siamo stati particolarmente preoccupati circa rapporti che dicono che il governo Britannico, direttamente come indirettamente tramite aziende private di sicurezza e servizi di ex militari, ex polizioti e ex ufficiali dell’intelligence, è pienamente coinvolto nel programma guidato dal Generale Dayton contro Hamas nella West Bank.
Cosa dovrebbero fare paesi come USA e GB per assistere un accordo di pace?
Dovrebbero semplicemente sostenere le leggi internazionali – l’occupazione è illegale, l’annessione di Gerusalemme Est è illegale, gli insediamenti sono illegali, il muro dell’apartheid è illegale, e l’assedio di Gaza è illegale. Ancora niente è stato fatto.
Che relazioni vorrebbe avere Hamas con il resto del mondo, e, per esempio, con la Gran Bretagna?
Hamas difende una giusta causa. Per questo, desidera aprirsi al mondo. Il movimento cerca di stabilire buone relazioni e condurre dialoghi costruttivi con tutti quelli coinvolti nella questione Palestinese.

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