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"Fai un passo al di là di te stesso.
L'intero cammino non dura più a lungo di un passo."
Shah Nimatullah - Maestro Sufi
Per me è un periodo straziante. Perché il mondo arabo ce l’ho nel cuore da troppo tempo. Avevo 12 anni quando mi s’è spalancata una finestra su un mondo completamente diverso dal mio. Il gusto di quei dolcini che arrivavano dall’Iran per me è come le madalein di Proust. Così, personaggi come Avicenna, Harun ar-Rashid, Salah ad-Din e Tamerlano, e le loro città, Baghdad, Samarcanda, Fez, Isfahan hanno riempito caoticamente, senza troppe cronologie, la mia crescita.
Per me è un dato acquisito che quella araba è una grande civiltà. Un dato oggettivo. Partendo da qui, è difficile per me spersonalizzare gli arabi. Perché è questo che stanno facendo, è un gioco vecchio come il mondo. Abbiamo eliminato e soggiogato popoli su popoli in questa maniera. I maya, gli indiani d’America, gli aborigeni australiani, i bantu dell’africa nera e chissà quante altre. E dietro ai vincitori c’è sempre Dio. Il Dio di chi vince è il Dio vincitore.
Uso il noi perché se sono qui, a scrivere, dalla parte del mondo vincente, non posso vergognarmene. Non posso disconoscere tutto il groviglio di scopate e osmosi e bipartizioni cellulari che han fatto sì che io nascessi qui, ora, e così.
Spersonalizzare dicevo. La prima cosa da fare, in uno scontro di civiltà, è togliere la dignità all’avversario, dargli la parvenza di essere inferiore (come giustificate altrimenti il diverso peso che hanno i nostri morti e i loro?). E’ molto più facile così ammazzare e sfruttare. La nostra società consumistica ha estremamente bisogno di un serbatoio di materia prima a basso costo, è strutturale al nostro sistema.
Ma noi, cosa sappiamo dei musulmani? Il numero di elementi che abbiamo della loro civiltà corrisponde a tutti i loro difetti. Di tutte le latitudini. Dall’Afghano Pashtun al Marocchino che spaccia sotto casa nostra. Tutti i loro difetti, amalgamati con cura, danno forma all’immaginario collettivo de “Il Musulmano”. Che per fortuna, non esiste.
Perché prima di essere musulmano, un uomo è Marocchino, o Afgano, o Indiano, e via così, con suoi usi e costumi, tipici del suo paese di origine.
Così, non solo non conosciamo le virtù delle loro civiltà, ma mettiamo insieme tutte le loro pecche.
E’ vero che un musulmano si sente fratello con ogni altro musulmano nel mondo, questo è un forte spirito di appartenenza che travalica paesi e nazioni, credo sia cosa buona, dovrebbe essere così anche per i cristiani. Un musulmano sente come fosse fatto a lui un torto fatto ad un suo fratello ovunque nel mondo.
Questo contribuisce al nostro disorientamento, ma l’ignoranza non è una giustificazione valida.
Io vorrei fare un passo al di là di me stessa. Ho letto su internet che saltando in 2 miliardi nello stesso momento si può cambiare l’orbita terrestre. Qualcuno vuole fare un passo in là insieme a me?

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