

colui che cerca.
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Mi approprio, spero non indebitamente, di un plurale. Oggi mi sento corale.
Io non lo so perché Rumi è diventato musulmano, non so perché Lia è andata ad insegnare spagnolo in Egitto, non so perché Flora ha dei bimbi meticci, non so perché Andrea studia l’arabo, non so perché Isa ami Dhaou, non so perché Tristan è arrivato a Essaouira e.. Non lo so. Però so che, ognuno per la sua strada, queste persone hanno attraversato lo specchio. Sono persone che sanno quello di cui parlano e parlano di cose che amano. E’ per questo, che non c’è nessuna possibilità di dialettica, con chi lo specchio non lo ha attraversato. Ma pensateci un po’. Considerare gli arabi “qualcosa” da temere, da odiare o comunque da tenere a debita distanza (con mille argomentazioni, minuziose e cesellate) tutti gli arabi, dal più ricco sceicco Saudita al più puzzolente straccione Marocchino. Contrapposto a chi ci mangia, ci balla, ci studia, ci prega, ci fa l’amore, con uno di loro. Persone che hanno vissuto in “quei paesi” e ci sono state bene, persone che ci vivono tuttora e ci restano, persone che sognano di tornare ad abitarci. Ma cosa c’è da ragionare?
Le cose, per i territoriali, stanno così: loro possono odiare chiccazzo vogliono e come vogliono, solo loro però. Ne hanno diritto perché ne hanno una gran voglia, hanno la pancia piena di voglia di essere incazzati con qualcuno. E’ energia intestinale, non possono fare grossi distinguo, è roba di basso ventre. Guardano sempre il loro riflesso, anche quando credono di parlare con noi, o, più spesso, quando parlano di noi tra loro. Ci attribuiscono la loro malafede, e se critichiamo Sharon, allora odiamo gli ebrei. Critichiamo Bush? Allora odiamo gli americani. Perché loro lo fanno, danno per scontato che lo si faccia anche noi. Perché per loro la più stupida persona italiana vale più di qualsiasi arabo, perché è italiana. E per fratellanza, qualsiasi israeliano e americano, anche se poi, non conoscono nemmeno loro, li difendono alla cieca, di pancia, alla stessa maniera in cui odiano.
Di qua dallo specchio la stupidità non ha colore, come non ce l’ha la crudeltà, e la dolcezza e la rettitudine e la cattiveria.
Sappiamo distinguere Bin Laden dal nostro fidanzato, la kamikaze cecena dalla studentessa con l’hijab e il mullah Umar dal nostro insegnante di arabo. E lo facciamo sempre, questa si chiama onestà intellettuale. Sappiamo distinguere Totò Rina dal villeggiante milanese, Bush dal contadino dell’Ohio e Sharon dall’agronomo di Jaffa. E’ per questo, che riusciamo a ragionare. Su Bush e su Bin Laden. Sui Taliban, su Sharon e su Ahmadinejad. Senza baluardi da difendere a priori e senza generalizzazioni. Noi non facciamo vittime civili.
Saper vedere
che cade
fra i fiocchi della neve
la piuma bianca dell’uccello migratore
riparato sotto la grondaia.
ecco
amare.
Sunay Akin
(grazie Miskin, per il commento nel post sotto. Non conoscevo Sunay Akin)

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