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Sicuramente è difficile essere atei in un paese musulmano, qualunque esso sia. Nel senso che è difficile dare per scontato che Dio non c’è. Qui ci si riesce benissimo, i nostri rapporti col divino non sono particolarmente frequenti. Sono accidentali. Matrimoni, funerali, battesimi. Io un fine settimana sì e uno no accompagno Nonna a messa e santiddìo. Ho pietà del Don Dino che cià la sua età e si fa la sua bella predica da 40 minuti che NESSUNO dei RARISSIMI presenti ascolta. E’ una desolazione. A volte mi sforzo e lo seguo io per incoraggiamento, ma 5 minuti. Ha una funzione fondamentale, per carità. Mia nonna e tutte le nonne Abelarde del paese si scambiano le ultime notizie, è come una specie di riunione di aggiornamento. Ma poi boh.. tipo in mensa non vedo nessuno farsi il segno della croce prima di mangiare. Non dico di inginocchiarsi davanti alle trenette al pesto e chiedere al Signore di benedirle, però un segno della croce.. no? Funziona così credo, quando uno ha un Dio e una chiesa di cui si sente parte. La più praticante delle mie colleghe osserva il digiuno durante la quaresima. Io non ne so una sega di cosa si può mangiare o no durante la quaresima, ma ho la certezza che debba essere qualcosa di più, che prendere un piattino di crudo.
Beh in Marocco Dio è veramente in cielo in terra e in ogni luogo. Qualsiasi cosa, ti mette davanti la presenza di Dio. Lo invocano 1000 volte al giorno e mai a sproposito. Non hanno intermediari, santi a cui votarsi o preti da cui farsi rimettere i peccati. Ognuno secondo le proprie forze (“Allah è perdonatore, misericordioso”), rendono lode a Dio durante la loro giornata. E’ bismillah prima di mangiare e hamdulillah quando lo stomaco è pieno. E’ fare un regalo all’ospite, è fare l’elemosina ai poveri, è prendersi cura dei vecchi e dei bambini, è non rimangiarsi la parola, è dividere il cibo con i vicini se ne hanno bisogno. E’ un forte senso di appartenenza che travalica confini e abitudini. A me sembrano principi umani saldi. Non credo si possa insegnare niente a nessuno, nelle nostre condizioni. Non è il nostro menefreghismo, quello che intendo io per “affrancarsi dalla religione”.

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