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martedì, 27 marzo 2007



Finalmente Mahmud ha deciso, AIEA scaricata. Non che gli sia mai servita all’IRAN. In teoria dovrebbe garantire ai paesi aderenti al TNP il trasferimento della tecnologia nucleare per usi civili. In pratica negli ultimi 30 anni chi dall’Europa ha provato a collaborare con Teheran per creare le infrastrutture di un nucleare civile ha dovuto ritirarsi scornato, una sorta di embargo non scritto, perché nel caso dell’Iran il TNP non ha nessun valore. Potrebbe essere un pericolo, l’Iran. Invece Israele non ha mai aderito al TNP, anche se per parecchi anni Washington ha premuto affinchè lo facesse. Quando effettivamente, messi davanti al fatto compiuto, ossia quando Israele ha fatto capire che la tecnologia nucleare per scopi militari l’aveva già sviluppata, beh, è stato un attimo per gli USA scegliere il miglior alleato in Medio Oriente. Credo sia una alleanza suicida, credo che sia suicida cercare di governare il mondo con la legge del più forte. Qualcuno prima o poi diventerà forte abbastanza per farsela da sé una legge nuova, no?


copyright of Khalil Bendib – www.bendib.com


Israele e la sua corsa agli armamenti nucleari – Bollettino degli scienziati atomici (non più in rete ahimè) clik

TNP – Trattato di Non Proliferazione Nucleare clik

Guarda che banner gli tocca fare agli Iraniani che non appoggiano Ahmadinejad e che comunque non vogliono essere americanizzati a suon di testate atomiche.

Questo lo ha scritto talib alle 09:16 | link | commenti (29)
israele, iran, nucleare, mordechaivanunu

venerdì, 14 luglio 2006

E’ TUTTA COLPA DI SIRIA E IRAN.

Allora vediamo. Per D’Alema la REAZIONE di Israele è esagerata, però comprensibile. Per Bush è una reazione legittima, perché Israele ha diritto a DIFENDERSI.

Se non altro direi che chi avesse avuto il dubbio sulla debolezza di Israele nel DIFENDERSI, può ben esserselo levato e dormire serenamente. Capisco essere iperprotettivi ma via. Un cauto ottimismo, per non esagerare e mantenere l’obiettività. Una certa sicurezza sul fatto che Israele ce la fa a difendere i territori che ha occupato illegittimamente e che non ha mai restituito, nonostante le richieste in sede ONU e le conseguenti risoluzioni, tanto unanimi quanto disattese.

Perché bisogna avere ben chiaro il presupposto di tutto questo. Israele non vuole restituirle e anzi, un pezzettino di Libano non le farebbe nemmanco schifo. Sui perché potrei scrivere ore. Perché ormai ci hanno costruito le colonie, perché ormai ci vive della gente, perché ormai ci sono e se le tengono, ormai.

Comunque, non credo abbiano mai voluto restituirle quelle terre. La costruzione della Fortezza è iniziata quasi subito e Washington lo sapeva che gli avrebbe portato delle grane, un Israele là in mezzo, e ha provato a convincerlo, a non nuclearizzarsi. Lì in mezzo, un piccolo stato nucleare, dicevano, a Washington, che avrebbe accelerato la nuclearizzazione di tutto il medio oriente e avrebbe creato problemi di sicurezza nazionale anche a loro, agli USA. Non ci sono riusciti. Ci hanno provato per tre diverse Presidenze, certo fiaccamente, certo in sordina, certo senza grandi proclami TV, ma insomma non ci sono riusciti.

Fatto è che più o meno quando l’IRAN aderiva al TNP, Israele aveva già sviluppato tecnologia nucleare a scopo militare. Secondo Hans Blix ad oggi Israele avrebbe circa 200 missili con testata nucleare. Una manciata di sottomarini con armi nucleari a spasso per mar rosso e golfo persico e uno dei migliori eserciti dell’universo. Effettivamente Washington ci aveva visto giusto. All’India, il nucleare gliel’ha fornito direttamente Tel Aviv. Prima trattava con il Sudafrica dell’Apartheid. Ora Bush si trova a dover blandire Pakistan e India bene attento a non scontentare nessuno dei due, mentre la Corea del Nord, che ha lasciato il TNP più o meno quando Bush andò a cercare le WMD in Iraq, sta pompando velocemente e inizia a lanciare i suoi razzetti.

La storia di Mordechai Vanunu è emblematica. In un Mondo che vuole che l’IRAN, firmatario del TNP, apra alle ispezioni internazionali ogni sito ad ogni possibile controllo anche a sorpresa, ISRAELE può permettersi, a 23 anni di distanza, di rinnovare le limitazioni (non può avvicinarsi alle ambasciate straniere, non può lasciare il paese – ma non era Cuba quella?? – non può avere il cellulare e chattare.. ) all’ingegnere nucleare che lavorava a Dimona e voleva rilasciare una intervista su quello che era e CONTINUA AD ESSERE, l’unico enorme e sconosciuto programma nucleare clandestino al mondo di sempre.

Direi che sulla non volontà di restituire i territori occupati, ci debba essere granitica certezza. E completo appoggio Internazionale. Ce lo vedete D’Alema a gridare “CHE ISRAELE RISPETTI LE RISOLUZIONI DELL’ONU E RESTITUISCA I TERRITORI OCCUPATI ILLEGALMENTE! E’ INAMMISSIBILE L’ACQUISIZIONE DI TERRITORIO CON LA GUERRA!”. Dai. E’ da noglobalcomunista skareggae. D’Alema e Bush lo sanno che quello è un dato di fatto, che il territorio occupato, occupato resterà e quindi Israele si DIFENDE, REAGISCE.

Un certo Youssef Ibrahim ha scritto un articolo sul New York Sun del 7 luglio (preziosissima la mailing list di Apriti Sesamo) rivolgendosi ai Palestinesi, ai quali praticamente dice: Fatevi una ragione della vostra posizione e arrendetevi. La comunità internazionale vi ha abbandonati, salvate i vostri figli e quel poco che avete, dategliela vinta.

Non so se sono d’accordo. Fosse per me avrei alzato già la bandierina bianca, sfatta davanti al ventilatore sul mio divano ikea. Loro invece no, non ci vogliono stare. Lottano senza considerare la sproporzione militare, l’insignificanza organizzativa rispetto al MOSSAD e ad uno degli eserciti meglio equipaggiati al mondo.

Lo fanno come le formiche che difendono il nido, e muoiono come le formiche che difendono il nido.

E noi stiamo a guardare. A guardare un Paese che applica il genocidio, che con gli elicotteri ammazza i terroristi per strada insieme ai loro bambini e alle loro mogli. Che apre e chiude cancelli come il Padrone dello Zoo.

E noi a guardare. E abbiamo anche smesso di dare le noccioline alle scimmie. Non si buttano via i soldi, e quella Palestinese è proprio una causa persa. Che si estinguano e non rompano più i coglioni.

Questo lo ha scritto talib alle 09:10 | link | commenti (13)
israele, iran, resistenza, mordechaivanunu

venerdì, 28 aprile 2006

Estese le restrizioni di Vanunu.
Gli Ufficiali decidono di estendere di un altro anno le limitazioni per colui che ha parlato del nucleare Israeliano.
Di Tova Tzimuki - 21 Aprile 2006

 Le restrizioni a cui è stato sottoposto Mordechai Vanunu da quando è stato scarcerato, sono state estese di un altro anno. Lo riferisce il quotidiano Israeliano Yedioth Ahronoth di venerdì.
La decisione di estendere le limitazioni è stata presa dal comando del Home Front Command IDF, dopo consulto con l’alto magistrato Menachem Mazuz.
Le autorità basano la loro decisione su questioni di sicurezza, così come già decise l’Alta Corte di Giustizia diversi mesi fa, quando rigettò il ricorso presentato da Vanunu contro le limitazioni a cui è sottoposto da quando è stato scarcerato.
Secondo quando stabilito dalla Corte, il pericolo che colui che ha parlato del nucleare possa rilasciare a stranieri informazioni riservate sul Reattore di Dimona dove ha lavorato rimane attuale. La Corte afferma che Vanunu deve essere tenuto sotto controllo fin che resterà in Israele e fin che dovrà sottostare alle limitazioni.  

 

Proibito chattare.  

 

L’Alta corte ha stabilito che la lunga carcerazione di Vanunu (n.d.Talib: 18 anni) non ha cambiato il suo desiderio di parlare di informazioni riservate riguardo ai reattori nucleari Israeliani. I giudici sono convinti che le informazioni in possesso di Vanunu possano mettere in pericolo la sicurezza Israeliana.
Lo “spifferatore nucleare” non può lasciare Israele e quindi non può essergli concesso un passaporto.
Deve sottostare a delle restrizioni di movimento anche all’interno di Israele, deve informare la Polizia in anticipo riguardo ad ogni cambio di indirizzo o dell’intenzione di passare la notte in qualche posto che non è la sua casa.
Vanunu non può avvicinarsi a più di 500 metri da numerosi siti quali l’Aereoporto Internazionale Ben Gurion, i Porti e la West Bank. Gli è anche interdetto l’accesso, senza un preventivo permesso, nelle sedi diplomatiche straniere in Israele o di mantenere qualsiasi contatto con stranieri.
A Vanunu è anche proibito chattare su internet. 

 

L’originale è su Ynet (sito Israeliano) clik 
Un mio vecchio post su Vanunu clik

Questo lo ha scritto talib alle 13:28 | link | commenti (6)
israele, mordechaivanunu

martedì, 21 febbraio 2006

 Mordechai Vanunu  è un ingegnere nucleare Israeliano che nel 1986 rilascia una intervista al Sunday Times e svela l’esistenza di un piano segreto di armamento nucleare da parte dello Stato di Israele. Vanunu lavorava al Centro di Ricerche Nucleari di Dimona (mi pare significativo che su Dimona o sul programma nucleare Israeliano sia difficile trovare qualcosa in Italiano. Mark Gaffney americano, ambientalista e attivista anti-nucleare, nel 1989 ha scritto il libro “Dimona, the third temple”. Segnalo questo suo articolo su Information Clearing House riguardo alla questione del nucleare Iraniano).
A causa di questa intervista Vanunu venne sequestrato a Roma dal Mossad e fece 18 anni di carcere, di cui 11 di completo isolamento. Ancora oggi, Vanunu è “libero” ma non può lasciare lo Stato di Israele, non può avvicinarsi ad ambasciate e consolati, non può avere contatti con cittadini stranieri, non può avere un cellulare, non può accedere ad internet e, of course, le sue interviste sono soggette a censura.

Ad oggi, Israele, che negli anni dell’Apartheid trasferiva tecnologia nucleare al Sudafrica, non aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare e non accetta i controlli dell’AIEA. Il nucleare c’è ma non se ne deve parlare.

Questo articolo sul potenziale nucleare Israeliano è sul sito www.fas.org – Federation of American Scientists, federazione appoggiata da 67 premi Nobel in chimica, economia, medicina e fisica.

Quella che segue è una intervista a Mordechai Vanunu del 2005, l’ho presa
qui 
I
l tecnico nucleare israeliano: «Nel 1986 sono stato rapito a Roma. Ora l'Italia deve aprire un'inchiesta su questo crimine. Ho subito il carcere e l'isolamento per denunciare l'illegalità e la pericolosità del progetto nucleare del mio paese»
Pochi giorni prima dell'ultimo suo arresto abbiamo incontrato Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare che ha subìto ben 17 anni di carcere in Israele per aver denunciato la politica di proliferazione di armamenti nucleari messa in atto dal governo di Tel A Viv. E' ospite della chiesa anglicana che si trova percorrendo Nablus Road, fino in cima, lasciandosi alle spalle Damasco Gate. Nonostante le restrizioni di questi anni, è sicuro e ha voglia di parlare. Per prima cosa si rivolge ai parlamentari italiani. «Vorrei - dice Vanunu - che qualche parlamentare ascoltasse la mia storia e la portasse in parlamento. Il mio rapimento ad opera del governo israeliano, è avvenuto a Roma, e l'Italia per questo crimine degli anni Ottanta non ha mai investigato. Solo un giudice, il dott. Sica nel 1987, ha provato ad indagare ma dopo un anno ha chiuso il caso».
Il suo caso e, più recentemente quello di Ocalan nel 1998-1999, dimostrano che l'Italia è un crocevia inaffidabile per i rifugiati politici. Cosa pensa dell'Italia?
Ho seguito le vicende del governo italiano per molti anni e penso che fosse molto ambiguo fino alla fine della guerra fredda. Come dimostra il mio caso, chiunque poteva «venire» in Italia e fare quello che voleva: Israele veniva e rapiva, i russi venivano e rapivano.... Ora l'Italia si mostra più simile agli altri stati europei e forse può capire di più il nodo che io ho rappresentato nel rapporto tra Israele e Italia dopo quello che ho rivelato al mondo, cioè il fatto che Israele ha armi nucleari. Ora l'Italia dovrebbe parlare.
La guerra fredda è finita, c'è stato l'11 settembre e c'è la guerra preventiva di Bush, il conflitto in Iraq e il «cambiamento» del Grande Medio Oriente. Come giudica il fatto che Israele continui a sviluppare la bomba atomica?
Non so che cosa abbia fatto Israele negli ultimi 18 anni. Conosco bene le cose fino a 18 anni fa. Certo, ora il mondo è cambiato, con la fine della guerra fredda. Il comunismo non c'è più, non ci sono stati o sistemi di stati nemici dichiarati per gli Stati Uniti, per la Russia e la Cina. Le armi atomiche potrebbero essere distrutte. Ma Israele non vuole distruggere il suo arsenale nucleare. Tenendo le armi nucleari, può condizionare sempre il processo di pace in Medio oriente dove fa quello che vuole, a partire dall'occupazione della Palestina, un processo che io credo non voglia realmente. Non vuole dare davvero i diritti ai palestinesi, né concedergli il loro stato. Si fa allora forte della «bomba». Invece in questa epoca non abbiamo bisogno di armi nucleari, in nessuno stato. Né in Francia, né in Gran Bretagna, né in Russia, né in Cina... Non hanno nessuna giustificazione, perché non hanno nemici che possano usare bombe atomiche contro di loro. Noi cittadini possiamo chiedere, ora, l'abolizione delle armi atomiche in tutto il mondo, per liberare il mondo dalle armi nucleari. E, allo stesso tempo, vogliamo dall'Europa e dagli Stati Uniti che chiedano a Israele di porre termine alla sua politica del terrore. Ma nessuno parla chiaro e forte contro la politica nucleare d'Israele. Non lo fanno le Nazioni unite, gli Stati Uniti, non lo fa l'Italia... Silvio Berlusconi dovrebbe invece pubblicamente, in parlamento, chiedere ad Israele di aprire l'area di Dimona agli ispettori internazionali. Dico questo perché so che lui è venuto nel luglio del 2004 e ha sorvolato l'area di Dimona in elicottero. Israele non ha firmato il trattato Npt, di non proliferazione delle armi atomiche. Dovrebbe farlo. C' è così tanta pressione sull'Iran e c'è stata l'accusa infondata di armi di distruzione di massa per l'Iraq, mentre entrambi al contrario il trattato lo avevano sottoscritto. Se si domandasse ad Israele di farlo, se la comunità internazionale facesse pressioni in questo senso, sarebbe davvero l'unico aiuto possibile alla pace in Medio Oriente.
Perché è così difficile sentire voci di dissenso in Israele, anche se ce ne sono e di significative?
Il fatto è che Israele è una superpotenza prima di tutto dal punto di vista psicologico. Stanno proseguendo in quella sorta di lavaggio del cervello in Europa e negli Stati uniti per convincere tutti che gli arabi e l'islam terrorizzano e basta. Approfittando finora degli attacchi dei kamikaze. Israele ha molto controllo sui media statunitensi. La Cnn in particolare, poi c'è Hollywood, infine diverse testate in Europa, consentono di proseguire questa opera di brain-wash: il mondo vede solo le cose cattive degli arabi,ogni atto di terrore, ogni bomba viene riportata nel mondo e questo aiuta Israele. Ogni manifestazione pro Islam viene utilizzata contro l'Islam. E' psicologist-superpower. Va detto poi che la maggioranza della gente è dalla parte di Sharon. Non c'è opposizione vera. Le giovani generazioni, tranne qualche eccezione, sono sempre pià a destra ed è pieno di estremisti religiosi. Israele ha enormi problemi con la democrazia: qui è solo «degli» e «per gli» israeliani. Quando ci sarà una vera democrazia allora si potrà parlare di palestinesi, cristiani e neri. In questo momento Israele non è una democrazia.
Ma si riflette in Israele che le poltiche di guerra e quelle nucleari sottraggono risorse alle spese civili, all''occupazione, ai diritti umani.
Se avessimo persone così che parlano e criticano Israele allora potrebbbero esserci condizionamenti, sanzioni, per chiedere a Israele di incamminarsi davvero verso la pace e non come è adesso che tutti investono nelle multinazionali spesso di armi. Gli americani danno ogni anno ad Israele 3 miliardi di dollari, ne possono fare di cose. Bisogna insistere su questioni come la fine della produzione di armi nucleari, la costruzione del Muro, le migliaia di palestinesi in carcere, ecco questo davvero aiuta la pace. Abbiamo bisogno di una nuova generazione in Europa che non sia preoccupata di cosa possa dire Israele e che non taccia per paura d'essere accusata di antisemitismo. L'infamia dell'Olocausto è così importante per la nostra storia e per tutta l'umanità che non può essere strumentalizzato per coprire le malefatte di Sharon che, con i suoi comportamenti, non aiuta certo gli ebrei.
Come ha reagito alle torture americane ad Abu Ghraib?
E' molto grave quello che hanno fatto e penso che sia lo stesso che hanno fatto a me. Però in Israele lo hanno fatto in gran segreto, non in quel modo. Quello che è successo ad Abu Ghraib è veramente stupido. Molti prigionieri soffrono anche a Guantanamo Bay e in Afghanistan. Molti stati maltrattano i prigionieri. Li umiliano e li sottopongono a torture psicologiche di ogni genere, come rinchiuderli in una stanza in isolamento assoluto, trattandoli come animali. E' la prova che molti governi, con il sistema di spie che hanno intorno, usano i loro poteri forti contro il sistema democratico. C'è bisogno di nuovi trattati internazionali per il rispetto dei diritti umani dei detenuti. Quello che fanno adesso in Iraq e ancora in Palestina è grave. Bisogna tornare agli accordi di Ginevra e agli standard previsti.
In Europa, soprattutto nei movimenti, si parla molto di guerra globale...
Alcuni stati, come Israele e gli Stati uniti, vogliono la guerra, l'hanno reinventata. Stanno cercando di creare in Iraq e nella Palestina - sospesa senza la risoluzione dei nodi di fondo - uno stato di guerra permanente. Ma la verità è che comunque non c'è un vero conflitto in atto, non nel senso tradizionale del termine. E la gente fa più fatica a comprendere. Ogni paese ha più collegamenti con gli altri: internet, telefoni cellulari, satelliti. Non sono i popoli che vogliono le guerre, ma certe forze che dentro i paesi possono controllare i movimenti delle persone. Questo è l'obiettivo degli Stati Uniti dall'11 settembre: bloccare e controllare il più possibile l'immigrazione. Non è vero che i check-point sono finiti. Hanno bisogno di questo, controllare chi entra e chi esce, provocare paura della guerra.
Come si sente oggi a tornare a vivere in Israele? Secondo lei la gente ha capito il significato del suo gesto di 18 anni fa?
Io non mi sento un israeliano, diciotto anni fa ho deciso che non volevo più stare in Israele perché non c'è una vera democrazia e non c'è uno stato libero. Non accettavo quello che facevano ai palestinesi e per questo avevo deciso di non vivere più in Israele. Ma sono stato rapito e mi hanno portato qui. Adesso che sono libero non voglio più vivere qui, voglio andarmene da Israele. Sei anni fa ho chiesto al governo israeliano di cancella re la mia cittadinanza ma mi hanno risposto che non potevano farlo finché non avessi avuto la cittadinanza di un altro paese. Ancora, tre mesi prima che venissi rilasciato ho chiesto di nuovo la cancellazione della mia cittadinanza e adesso sto aspettando che mi lascino andare in un altro paese perché, lo ripeto, in Israele non c'è una vera democrazia. E il mio futuro sarà in Europa o negli Stati Uniti. Riguardo a quello che ho fatto in Israele. L'ho fatto per salvare il mondo dalla guerra nucleare. Ma i media israeliani, come sempre controllati dal governo, hanno detto che sono pericoloso, un traditore ed un nemico di Israele ed hanno usato tutto quello che potevano contro di me. Per questo alla maggior parte della gente non piace quello che ho fatto e supporta il governo. La maggioranza degli israeliani è a favore della bomba atomica ma se deciderà di essere più aperta e di informarsi guardando i veri media probabilmente cambierà idea. E se ci sarà una vera pace e i popoli dialogheranno tra loro in Medio Oriente, forse la bomba atomica verrà abolita.
Lei prova astio verso Peres. Cosa ha provato quando dal carcere ha avuto notizia del suo premio Nobel per la pace?
Peres è il più vecchio uomo politico, in attività, fin dal 1950 , e quindi da 55 anni . Dovrebbe dimetteresi. Poi Peres è l'uomo che ha portato la prima bomba atomica in Israele, dalla Francia. Tutte le testate israeliane sono state portate da Peres. I segreti che ho rivelato sono i segreti di Peres. E' lui che, quando era primo ministro nel 1986, mi ha fatto rapire a Roma. Ed è molto grave che il Nobel per la pace sia stato dato ad un uomo che ha portato le testate nucleari in Israele e le ha vendute al Sud Africa? Probabilmente è tornato ancora al potere proprio perché è l'uomo che supporta il programma atomico. Tutti al mondo sanno che Peres è capace solo di «chiacchierare» di pace ma in realtà non è assolutamente interessato a questo.

Questo lo ha scritto talib alle 13:37 | link | commenti (6)
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